lunedì 12 settembre 2011

12 settembre...

Tre anni fa un ragazzone del Midwest famoso per la penna arguta e per una bandana che gli ricopriva il capo e la chioma fluente veniva ritrovato morto impiccato nella sua casa. Quel ragazzone era David Foster Wallace. L'autore che ci ha regalato due romanzi(La scopa del sistema e Infinte Jest) tre raccolte di racconti(La ragazza dai capelli strani, Brevi interviste con uomini schifosi) innumerevoli saggi pubblicati e non, ci ha lasciato un vuoto, un buco incolmabile come una perdita di un amico caro. Più di ogni altro egli ha provato ad analizzare l'universo della solitudine e della depressione regalandoci ritratti allo stesso tempo bizzarri ma terribilmente umani e veri dei propri personaggi; è riuscito con la lente di ingrandimento della sua penna e del suo occhio a farci riflettere se persino le aragoste soffrono mentre vengono cotte nei pentoloni bollenti. Soffrire,parola che ha accompagnato per tutta la vita DFW fin dal primo maldestro tentativo di suicidio giovanile(Il pianeta trillafon e la cosa brutta parla proprio di questo) a Infinite Jest, il suo capolavoro dove la sofferenza invece viene anestetizzata da un utilizzo spasmodico di droghe. Foster Wallace soffriva ma soffriva della vita. Basti vedere come si infervorava a descrivere Federer nella finale di Wimbledon contro Rafael Nadal nell'articolo uscito per il NY Times "Roger Federer as a religolous experience" in cui descrivendo i colpi del campione svizzero riusciva ancora a pensare come l'impossibile divenisse possibile e l 'infinito potesse essere tracciato sulle linee di un campo da tennis. Tennis e matematica, due delle sue grandi passioni. Riguardo la seconda DFW scrisse "Tutto e di più" - storia compatta dell'Infinito un saggio ambizioso in cui cerca proprio con formule matematiche di spiegare il concetto di infinito( non per tecnici del mestiere). Ma ciò che ci ha lasciato lo scrittore americano, è stato il saper fermarci a pensare e cercare di osservare le piccole cose e chiedersi come queste piccole cose possano influenzare il tutto.Come su un grande tavolo dove sono posti vari oggetti di diversa natura, lui probabilmente avrebbe posato lo sguardo sulla disposizione, sul numero di pieghe che un fazzoletto di carta aveva fatto, sulla costoletta colorata di un libro o sulla cenere uscita dal posacenere e depositatasi sull'orlo del tavolo.....posso solo dire grazie, David.

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