sabato 31 dicembre 2011

E se i maya ci azzeccasero?

Che dire?abbiamo cavalcato e siamo arrivati alla fine del giro di questo 2011...sono a casa davanti alla tv con la mia famiglia perche volevo fermarmi e pensare: a cio che nn ho fatto a che faro a cosa avrei potuto essere a cosa potrei diventare..ho visto morire mio nonno sn andato dai maya nello yucatan mi sn preparato per l esame d' avvocato e l ho sostenuto...che dire farewell 2011 sn pronto 2012...

giovedì 1 dicembre 2011

"Senza via di Uscita"..il mio primo racconto noir..un piccolo esperimento.

Aprì gli occhi di soprassalto, sudato e con una forte fitta al petto. Fuori una scrosciante pioggia autunnale batteva contro il vetro accompagnata da lampi sporadici che illuminavano la stanza scarna dove Jack Burker si  era svegliato. Si guardò intorno, guardingo cercando di capire se l’urlo che aveva sentito provenisse dall’esterno del suo appartamento oppure, dentro la sua testa. Erano due settimane infatti che era stato sospeso dal servizio perché ritenuto troppo stressato per i fatti che, concitatamente, si erano susseguiti nella sua vita in quegli ultimi mesi. La morte per malattia della moglie Carol, l’arresto per corruzione del suo collega Tom ed infine il caso di Samantha Mortensen l’avevano portato oramai sull’orlo del baratro, della depressione. Si avvicinò lentamente alla finestra,cogliendo il riflesso del suo volto alla luce del temporale che imperversava fuori. Solo una strada deserta, pochi lampioni con luce al neon e acqua, tanta acqua. L’orologio appeso contro la parete del muro segnava le tre di notte. Prese dal lavandino della cucina un piccolo bicchiere sporco e si versò un goccio di whisky liscio. Burker adorava il whisky. Pensava sempre ad un incontro con la donna perfetta quando tracannava avidamente quel liquido ambrato: forte e focoso ma allo stesso tempo bruciante, corrosivo veleno dell’anima. Improvvisamente però lo risentì e questa volta ne ebbe conferma: proveniva da fuori, dalla strada. Un urlo stridulo, agghiacciante come il freddo tocco di un cadavere. Corse alla finestra l’aprì di violenza e poi lo vide. Un uomo, avvolto da un impermeabile nero stava sotto la luce del lampione. La testa era rivolta verso di lui, verso la sua finestra. In quel momento un fulmine tagliò le nubi cariche di pioggia illuminando per un attimo il viso dell’uomo. Sorrideva. E nella sua mano destra impugnava un coltello. Si allontanò dalla finestra scosso dai fremiti di paura. Aveva capito immediatamente chi fosse quell’uomo. Era colui che la scorsa settimana aveva aperto con un coltello da cucina un macabro sorriso sulla gola della piccola Samantha Mortensen. In quel momento rivide il volto della piccola, gettata come fosse un giocattolo rotto, ritrovata tra le lamiere di elettrodomestici in disuso nella discarica comunale. Rivide il taglio netto della sua giovane gola di tredicenne dove il sangue rappreso formava grumi neri contrastanti con la sua pelle ormai diventata bianca come l’alabastro e fredda come l’inverno che stava arrivando.  E poi rivide lui, il suo ghigno, la sua sardonica risata da vincitore e in un istante, seppe cosa c’era da fare. Doveva porre fine a tutto questo, al dolore che lo corrodeva per i fallimenti delle indagini, al dolore delle famiglie uccise da quell’ omicida ancora in libertà. Uccidere per vivere pensò. Questo è il prezzo che devo pagare. Uccidi il mostro e ucciderai anche i mostri dentro di te. Teneva una pistola nell’armadio, una Beretta calibro nove. Si vestì e scese in strada. Ma quando uscì, nel freddo della notte, sotto quel lampione non vide nessuno. Solo il rumore dei suoi passi si sentiva, la pioggia aveva smesso di battere e lo scandire del tempo era dato solo dal suo respiro affannoso che condensava nell’aria notturna. Mi sta sfidando, pensò Burke. Voleva prendersi gioco di lui,giocare al gatto col topo esattamente nel suo territorio,a casa sua, nella sua via. Si guardò intorno,niente. Solo lui  la sua paura e i suoi fantasmi. Puntando la pistola in più direzioni vide come la sua mano tremava in modo vistoso. Si sentì perduto, sconfitto. Il killer non solo si era preso la vita di quella bambina, si era preso anche la sua anima e il suo coraggio. Risalì le scale del condominio fino al terzo piano e si richiuse la porta dietro di sé. Sono al sicuro, pensò, quando improvvisamente un dolore lancinante alla gamba destra lo scaraventò a terra estendendosi a tutta la gamba. Stringendosi con tutte due le mani il ginocchio pregno di sangue, capì che lui era lì. Seduto sulla poltrona del salotto impugnava una pistola armata di silenziatore ancora fumante mentre con la sinistra sorseggiava il suo whisky, la sua donna perfetta.” Certo che vivi proprio in una topaia detective” disse il killer con il tono di chi ha già vinto.”Pensavi davvero di potermi prendere?O addirittura uccidermi?Se vuoi saperlo ne ho uccisa un’altra stasera,in tuo onore… E’ qui sotto nel cassonetto della via a fianco…l’urlo che ti ha destato dalle tue calde coperte beh,era il suo..povera piccola.”La gamba bruciava come non mai, il colpo era stato inferto con una precisione chirurgica. Burke sentiva che le forze lo stavano abbandonando. Doveva avergli sicuramente spaccato la rotula. Stringendo i denti disse “Ehi figlio di troia, perché quelle povere bambine?Che cazzo ti avevano fatto per meritare una morte cosi?”. Il Killer dando le spalle a Burke guardando da quella stessa finestra da cui il detective lo aveva sfidato poco prima disse solo “L’innocenza, detective” poi aggiunse “Sono venuto qui soltanto per farle vedere chi ha vinto e chi ha perso. Il male vince sempre. Nessuno è innocente. Lei dovrebbe saperlo meglio di me... La lascerò vivere Burke,perche tanto,lei è già morto..i suoi demoni e i suoi rimorsi l’hanno uccisa.”Dette queste parole il killer lo scavalcò, lasciandolo sul pavimento freddo del suo appartamento, col solo rumore dei suoi passi cadenzati che si allontanavano sempre più nell’ oscurità della notte.

mercoledì 9 novembre 2011

TECNOLOGIA E PASSATO

Ho da poco acquistato uno smartphone(marca samsung galaxy s 2) e mi accorgo sempre piu di come internet e la tecnologia controllino le nostre vite....anche volendo nn possiamo ribellarci a questo cambiamento: oramai tutto e' scorporato dalla sua veste materiale e viaggia in forma di byte pixel e qnt di piu informatico ci sia....io stesso sto scrivendo attraverso il tel...la velocita subentra all amore di godere dell attimo facendoci diventare fagocitatori di informazioni....le macchine hanno modificato il modo di percepire le cose e le nostre emozioni....non e' ne bene ne male, e' solo cambiamento, perdita di posizione e trasformazione del nostro essere.....

sabato 5 novembre 2011

Assenza

E' piu di un mese che nn scrivo...tra letture di diritto(a dicembre sosterro' quel terno al lotto dell' esame d'avvocato) assenza di concerti da recensire.... ma nn disperate tornero presto magari con la posibilita' di scrivere il mio primo racconto noir..ho molte idee bacate nel cervello....

lunedì 12 settembre 2011

12 settembre...

Tre anni fa un ragazzone del Midwest famoso per la penna arguta e per una bandana che gli ricopriva il capo e la chioma fluente veniva ritrovato morto impiccato nella sua casa. Quel ragazzone era David Foster Wallace. L'autore che ci ha regalato due romanzi(La scopa del sistema e Infinte Jest) tre raccolte di racconti(La ragazza dai capelli strani, Brevi interviste con uomini schifosi) innumerevoli saggi pubblicati e non, ci ha lasciato un vuoto, un buco incolmabile come una perdita di un amico caro. Più di ogni altro egli ha provato ad analizzare l'universo della solitudine e della depressione regalandoci ritratti allo stesso tempo bizzarri ma terribilmente umani e veri dei propri personaggi; è riuscito con la lente di ingrandimento della sua penna e del suo occhio a farci riflettere se persino le aragoste soffrono mentre vengono cotte nei pentoloni bollenti. Soffrire,parola che ha accompagnato per tutta la vita DFW fin dal primo maldestro tentativo di suicidio giovanile(Il pianeta trillafon e la cosa brutta parla proprio di questo) a Infinite Jest, il suo capolavoro dove la sofferenza invece viene anestetizzata da un utilizzo spasmodico di droghe. Foster Wallace soffriva ma soffriva della vita. Basti vedere come si infervorava a descrivere Federer nella finale di Wimbledon contro Rafael Nadal nell'articolo uscito per il NY Times "Roger Federer as a religolous experience" in cui descrivendo i colpi del campione svizzero riusciva ancora a pensare come l'impossibile divenisse possibile e l 'infinito potesse essere tracciato sulle linee di un campo da tennis. Tennis e matematica, due delle sue grandi passioni. Riguardo la seconda DFW scrisse "Tutto e di più" - storia compatta dell'Infinito un saggio ambizioso in cui cerca proprio con formule matematiche di spiegare il concetto di infinito( non per tecnici del mestiere). Ma ciò che ci ha lasciato lo scrittore americano, è stato il saper fermarci a pensare e cercare di osservare le piccole cose e chiedersi come queste piccole cose possano influenzare il tutto.Come su un grande tavolo dove sono posti vari oggetti di diversa natura, lui probabilmente avrebbe posato lo sguardo sulla disposizione, sul numero di pieghe che un fazzoletto di carta aveva fatto, sulla costoletta colorata di un libro o sulla cenere uscita dal posacenere e depositatasi sull'orlo del tavolo.....posso solo dire grazie, David.

domenica 4 settembre 2011

Artic Monkeys and Kasabian: Una giornata all'I-day festival

La mia giornata all'I-day festival(location Arena Parco Nord Bologna) inizia relativamente tardi: prendo l'autobus da via Rizzoli(a due passi dalle Torri degli Asinelli e da Piazza Maggiore per intenderci) alle 18.24 di un sabato pomeriggio afoso dove il cielo è semplicemente un'enorme cappa grigia che ricorda più una gigantesca camera a gas.Mentalmente stimo il tempo di arrivo traffico permettendo: circa 25 minuti. Ho percorso un sacco di volte questa linea di autobus e quasi sempre per lo stesso motivo: i concerti.Armato di un panino al prosciutto cotto e di una bottiglia d'acqua naturale(marca Guizza) con i quali ho contribuito a sostenere l'economia pakistana bolognese mi diverto ad osservare i passeggeri intorno a me. Trovo pakistani che si scaccolano il naso(si avete capito bene!),persone anziane che blaterano e parlano da sole ogni qualvolta l'autobus prende una curva in modo brusco o qualche buca dell'asfalto e poi loro: i concertari. Sono sparuti gruppi ma sono facilmente riconoscibili dalla tipica divisa del concertaro: Converse sgualcite, bermuda lise, zainetto con qualsivoglia scritta a penna e un'eccitazione pre-concerto testimoniata dal fatto che asfissiano l'amico accanto parlando solo di "..speriamo faccia questa canzone...", "..se non mi fa la mia preferita rivoglio i soldi del biglietto.." e via dicendo. Arrivo al Parco Nord alle 18.53 dopo uno spiacevole inconveniente che coinvolge alcuni araldi di quest'ultima categoria appena descritta; infatti sull'autobus è avvenuto l'incontro con l'orco dell'ATC, il controllore di biglietti!
Entro nella zona concerto dopo una decina di minuti dopo aver fatto lo slalom tra i vari stand della festa dell'Unità che si svolge sempre in questo periodo a Bologna mentre sul palco stanno suonando i White Lies( gruppo del quale non conoscevo assolutamente l'esistenza).Il pubblico è accorso piuttosto numeroso, non me lo aspettavo in tutta sincerità, ma di certo non è accorso per questo gruppo britannico originario di Londra che ricorda come sonorità molto i Joy Division. Gli strumenti sono comunque settati bene, il suono è pulito e la voce del cantante( tale Harry McVeigh) è limpida e ricorda molto il modo di cantare di questa ultima generazione di brit-group come gli Interpol e gli Editors scandendo le strofe delle canzoni a ritmo di una batteria che sembra però conoscere una sola ritmica. Di seguito posto una loro canzone(dal titolo "Death") che mi sembra sintetizzi bene il modo di suonare di questa band inglese.


Alle 19.45 i White Lies lasciano lo stage permettendo ai roadies di preparare il palco per il penultimo gruppo della serata: i Kasabian. Gruppo di origine britannica(provenienza Leicester) devono il loro nome a Linda Kasabian, un membro della setta di Charles Manson: salgono sul palco alle 20.15 in perfetto orario sulla tabella di marcia e suonano per un'ora e un quarto abbondante un totale di 16 pezzi. Hit come "Club Foot", "Shoot the Runner" e "Underdog" scaldano la folla che canta a squarciagola e salta come in preda ad una possessione. Tuttavia gli strumenti sono eccessivamente distorti(Su Club Foot il basso è talmente calcato che la voce del cantante è inesistente) le luci sono tanto potenti e dure quanto a tratti fastidiose(consistenti in piccole torrette da fasci di luce proveniente da una serie di led esagonali piazzate ad altezza uomo sul palco) e il cantante talvolta sembrava non assecondare con la voce i virtuosismi del chitarrista di origine italiana Sergio Pizzorno.Nel complesso un buon aperitivo in attesa delle Scimmie Artiche per cuocere a puntino la folla.Di seguito pubblico un paio di video dei Kasabian e la scaletta del concerto.
  1. Encore:
  2. http://www.youtube.com/watch?v=b8lasWojTwY&feature=related  questo è il link dove potete trovare il video di FIre...

    Le scimmie artiche arrivano on stage alle 22.00 come da programma e da lì in poi è delirio assoluto.20 pezzi sparati uno di fila all'altro, 1h e mezza secca di concerto. Alex Turner e soci da Sheffield non hanno bisogno di presentazioni. Il loro album di debutto è entrato nel Guinness dei primati come album più venduto in Gran bretagna dopo 24h battendo "be here now" degli Oasis; sono giovani ma sono anche molto molto bravi.Luci essenziali su un palco scarnissimo come a testimoniare che basta la musica fanno da cornice a questi quattro ragazzi che non sbagliano nessun passaggio del loro live set.Ovviamente le canzoni più cantate sono quelle dei primi due album,veri e propri piccoli capolavori."Teddy Picker" è un delirio e la doppietta "The view of the afternoon" e "i bet you  look good on the dancefloor" è forse il momento più bello del concerto. Non mancano ovviamente pezzi tratti dal nuovo album "Suck it and see" come "Brick by Brick"(cantata dal batterista) o "She's thunderstorm" o la titletrack che apre l'encore. Unico appunto che si può fare a questi ragazzi è il fatto di non interagire tantissimo col pubblico(limitarsi come da copione a frasi del tipo "thank u" o "the next song is...") ma non gliene vogliamo fare una colpa e forse l'eccessiva staticità a tenere le posizioni sul palco che mi ha ricordato tantissimo i Radiohead.Si può comunque affermare che questi ragazzi abbiano portato una ventata fresca nel panorama musicale britannico: l'utilizzo di chitarre suonate ad un ritmo elevato ed accompagnate da una batteria che fa tuoni e fulmini ha generato un connubio travolgente mischiandosi alla voce di Turner che rimane sempre limpida e da un tono giovanile quasi briccone al tutto.
    (video dal concerto)

    Di seguito la scaletta del concerto di Bologna:


mercoledì 31 agosto 2011

Remedy

Rimedio al cancro che affligge il mondo d'oggi?La musica e l'arte come la conosciamo noi non sono più le stesse: orde di presunti artisti vengono vomitate fuori da programmi come "X-Factor" e "Amici" solo per infoltire la mediocrità di un sistema marcio alla fonte...l'importanza della gavetta, del sudore e del produrre con le proprie mani infischiandosene del profitto è stata dimenticata. Ma il Sistema non è così: il sistema vuole solo il denaro, vuole che diventiamo numeri che scorporassimo il nostro modo d'essere per piegarci poi al suo volere perchè lui solo può darci quello che vogliamo. Il mondo della musica come quello della scritttura ne è afflitto: non c'è più spazio per l'espressione ma solo per "quanto mi farà guadagnare". Oggi mi sono recato dopo alcuni anni a rivisitare Palazzo Te qui a Mantova in compagnia di un mio amico che era in gita fuori porta. Ho potuto riapprezzare i capolavori di Giulio Romano come la Sala dei Giganti o come la Sala di Amore e Psiche e ripensare a come noi esseri umani cerchiamo in qualche modo di sconfiggere la morte lasciando un segno indelebile del nostro breve passaggio.E' importante ricordarsi da dove si viene poichè solo sapendo da dove si è partiti si potrà tracciare il percorso che poi ci porterà alla metà finale. Il filosofo esistenzialista Sartre raccontava nel suo libro più celebre, "la nausea", che la salvezza dai dolori generati col contatto con la realtà si potesse raggiungere soltanto immergendosi nell'arte. Io credo che tali affermazioni abbiano ancora più peso nella società di oggi: Internet,la pubblicità e la TV hanno semplicemente alienato ancora più l'uomo isolandolo,paradossalmente, dal mondo attraverso l'accelerazione di informazioni che possono essere recepite semplicemente stando seduti sulla poltrona di casa.I monitor dei Pc,gli schermi al plasma sono diventate artificiali finestre sul mondo che hanno ammazzato lo spirito del narrare, ovvero quell'attività quasi mistica che portava il narratore ad instaurare un rapporto quasi viscerale col proprio ascoltatore. Ora le notizie sono brevi,sintentiche, morte...morte come l'arte, morte come noi meri ingranaggi di una macchina ammazza essenze vitali......Concludo con un video dei Black Crowes dal titolo del mio post, una musica semplice che sgorga dal cuore...difficile trovare ancora tanta semplicità e spontaneita.....

martedì 30 agosto 2011

Primo pensiero

Il primo pensiero, la prima frase può essere solo una di presentazione...piacere mi chiamo Giorgio e ho creato questo blog perchè come tante altre persone voglio discutere, criticare, condividere con altri..che cosa condividere?La risposta è: TUTTO....ho voluto dargli il nome di 'Infinite Jest', un libro di un autore che adoro(Foster Wallace) ma che non sono mai riuscito a finire....una sfida insomma....la sfida di portare avanti questo blog e di scrivere...la mia grande passione.....chissà se questa sfida non possa essere vinta....e chissà se, trovando persone con cui condividere opinioni ed idee non ne possano scaturirne altre.....